Da Isola a Castelrotto, la funivia di Marco Ansaldo

Personaggi - 25 FEBBRAIO 2018
L’idea richiede il coraggio dell’uomo di montagna e la pianificazione dell’ingegnere informatico. Marco Ansaldo da Isola del Cantone possedeva già entrambi gli ingredienti e sul tavolo ha aggiunto l’amore di genitore verso la propria famiglia. Morale: arrivederci Isola del Cantone, noi andiamo a Castelrotto. La storia è quella di un quarantasettenne valligiano, innamorato della propria terra, sposato con Sabrina e padre del quattordicenne Gabriele: “A Genova, ho sempre lavorato in aziende legate a sistemi informatici e visualizzazione dati. Grazie a queste competenze è nata la collaborazione con Dolomiti Superski, l’efficiente società riferimento degli impianti di risalita di parte dell’Alto Adige, del Trentino e del  Veneto che ingloba, sotto la propria egida, i differenti consorzi locali”. Grazie a quella esperienza, Marco Ansaldo, si è perfezionato nel mondo di funivie e seggiovie. L’isolese, con un fratello maratoneta, ha avviato conoscenze analoghe anche in Valle d’Aosta e Piemonte. Tuttavia, il cuore restava sempre in Tirolo: “Nel 2013 si è creata la possibilità d’accesso nella squadra di Dolomiti Superski e per 5 anni l’ho colta da pendolare. Il grande salto lo abbiamo fatto ad agosto con il trasferimento e l’acquisto di casa a Castelorotto. Sabrina si è licenziata da una realtà di trading petrolifero, Gabriele ha concluso la terza media e ora ha avviato l’inserimento con nuovi amici. Sta imparando il tedesco, elemento base”. Perché? “Perché no” risponde Marco alla domanda più banale. Battute a parte, confida il reale stato d’animo: “Lasciare i nonni non è stato semplice, andare via dal paese dove sei cresciuto è comunque un passo doloroso. Non c’è un’unica causa, un insieme di fattori in cui rientrano qualità di vita, aspetto economico e un po’ di rischio ammortizzato dalla gentilezza riscontrata da queste parti. Sentivamo che in questo momento dovevamo cogliere l’occasione. Ringrazio mio padre che mi ha incentivato e anche i miei amici sempre attenti a non dimenticarmi. Ogni tanto portano su la focaccia e la lontananza diventa meno amara”. 

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