Il film “Achtung! Banditi!” con gli occhi dei millennials
Eventi - 23 APRILE 2022
La storia è nota, non solo per chi ha i capelli bianchi. Tuttavia, nelle settimane successive alle commemorazioni del 25 aprile, e nel pieno di un nuovo conflitto bellico internazionale, declinato sotto molteplici sfumature valligiane nel proseguo del bimestrale, appare significativa la proposta della giovane Susan Bonsano: una rilettura con gli occhi di una ragazza d’oggi del film 1951 di Carlo Lizzani ambientato in Valpolcevera.
Un esercizio utile a comprendere il pensiero delle nuove generazioni – spesso definite frettolosamente abuliche – all’interno di una pagina 3, un tempo, dedicata alla cultura dai quotidiani nazionali. Ecco il suo testo.
Sono trascorsi 77 anni da quella giornata, simbolo di resistenza e libertà. Quest’ultima, a Genova ? unico caso in Europa dove un intero plotone tedesco si arrese alle squadriglie della Resistenza ? si ottenne a Villa Migone, proprio quel fatidico 25 aprile, con la firma del generale Gunther Meinhold posta sull’Atto di Resa.
Non tutti sanno, però, che Pontedecimo era già stata liberata dalle sue delegazioni partigiane il 24 aprile.
Inoltre, la borgata fu al centro di una preziosa e bellissima testimonianza storica: il film “Achtung!Banditi!”.
Autofinanziato con una raccolta fondi, girato interamente a Genova, in particolare tra Campomorone, Pontedecimo e altre località polceverasche, racconta la Resistenza.
Ex partigiano e già rinomato sceneggiatore, Carlo Lizzani si inserisce così in quel neorealismo che, con una narrazione corale e popolare, puntava al racconto della realtà storica, politica, ma anche umana del periodo bellico e post bellico.
“Achtung!Banditi!” è una storia come tante dell’immediato entroterra genovese.
Un gruppo di partigiani guidati dal comandante Vento (Giuseppe Taffarel) e dal commissario politico Lorenzo (Giuliano Montaldo) hanno il compito di raggiungere una staffetta che gli faccia da tramite con un’industria di Pontedecimo per recuperare il carico d’armi destinato alle brigate partigiane.
Nonostante la staffetta sia stata uccisa dai tedeschi, si decide di continuare con la missione. Lorenzo e Il Biondo (Bruno Berellini) si dirigono alle porte della città dove ricercheranno un contatto con la fabbrica.
A questo punto della narrazione si fa spazio un aspetto a cui, spesso, il cinema del periodo non accordava la giusta considerazione: la partecipazione della classe operaia e dei lavoratori alla rivolta contro lo straniero invasore.
Difatti, in seguito all’ordine da parte delle forze tedesche di smantellare i macchinari all’interno della fabbrica per sequestrarli e portarli in Germania, gli operai decidono di opporsi scioperando - facendo forse riferimento alle manifestazioni del Ponente nel giugno ’44 - e mettendo in atto un fermo ostruzionismo.
Al loro fianco giovani partigiani per uno scontro finale diretto contro soldati tedeschi e fascisti.
Non concentrandosi mai su un unico protagonista, Lizzani è riuscito a rendere la messinscena di una presa di coscienza, l’adesione alla rivolta e la brama di ribellione di un popolo libero e fiero, impersonato dalla popolazione della Valpolcevera.
Ecco, la memoria perenne sul grande schermo della storia per innumerevoli località di valle. Testimonianze di piazza di Pontedecimo nel 1951, con la sua linea 7 del tram presa al volo da Lorenzo e Il Biondo per scappare dopo essere usciti dal Caffè Margherita.
Il bar, tuttora attivo, viene inquadrato quando i due partigiani, giunti alla fermata, vengono "invitati" dalle brigate nere a salire sul tram.
Un altro punto facilmente riconoscibile è la scalinata che affianca la casa dove Anna (Gina Lollobrigida) ferma un passante per chiedergli di caricare, sul suo camioncino, lei e il ferito Lorenzo.
È quella l’abitazione che si trova in via Natale Gallino 20, all’inizio della curva che porta verso i ponti di Campomorone.
E proprio sotto — ma anche sopra, davanti e di lato — gli stessi ponti si svolge il pieno della lotta a cui si uniranno anche le forze degli alpini, dimostrando tutta la cooperazione e il sostegno del popolo ligure.
Chissà che vedere le proprie vie all’interno di eventi, talvolta troppo freddi sui libri di scuola, non aiuti i ragazzi d’oggi a vivere in modo più diretto quel capitolo di storia.
Imprescindibile ricordare per evitare altri drammi già in corso.
Un esercizio utile a comprendere il pensiero delle nuove generazioni – spesso definite frettolosamente abuliche – all’interno di una pagina 3, un tempo, dedicata alla cultura dai quotidiani nazionali. Ecco il suo testo.
Sono trascorsi 77 anni da quella giornata, simbolo di resistenza e libertà. Quest’ultima, a Genova ? unico caso in Europa dove un intero plotone tedesco si arrese alle squadriglie della Resistenza ? si ottenne a Villa Migone, proprio quel fatidico 25 aprile, con la firma del generale Gunther Meinhold posta sull’Atto di Resa.
Non tutti sanno, però, che Pontedecimo era già stata liberata dalle sue delegazioni partigiane il 24 aprile.
Inoltre, la borgata fu al centro di una preziosa e bellissima testimonianza storica: il film “Achtung!Banditi!”.
Autofinanziato con una raccolta fondi, girato interamente a Genova, in particolare tra Campomorone, Pontedecimo e altre località polceverasche, racconta la Resistenza.
Ex partigiano e già rinomato sceneggiatore, Carlo Lizzani si inserisce così in quel neorealismo che, con una narrazione corale e popolare, puntava al racconto della realtà storica, politica, ma anche umana del periodo bellico e post bellico.
“Achtung!Banditi!” è una storia come tante dell’immediato entroterra genovese.
Un gruppo di partigiani guidati dal comandante Vento (Giuseppe Taffarel) e dal commissario politico Lorenzo (Giuliano Montaldo) hanno il compito di raggiungere una staffetta che gli faccia da tramite con un’industria di Pontedecimo per recuperare il carico d’armi destinato alle brigate partigiane.
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Ecco, la memoria perenne sul grande schermo della storia per innumerevoli località di valle. Testimonianze di piazza di Pontedecimo nel 1951, con la sua linea 7 del tram presa al volo da Lorenzo e Il Biondo per scappare dopo essere usciti dal Caffè Margherita.
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