Sant'Olcese: perché non deve essere liquidato solo come 'un belinone'

Attualita' - 7 DICEMBRE 2025
La tentazione è quella: etichettare l'autore o l'autrice del gesto come un malato di popolarità, un mitomane, o peggio, una persona che ritiene la violenza e l'intimidazione, ancora, strumento utile per ottenere i propri fini.

Appunto, 'un belinone'.

Ma se succede, ancora, tutto questo nel tempo corrente e la persona in questione non è malata di mente, allora, c'è da preoccuparsi sullo stato della cosa pubblica a prescindere dal livello istituzionale.

Quanto successo, nelle ultime ore, a Manesseno di Sant'Olcese - dove la prima domenica di dicembre è stata dedicata alla festa spensierata delle bancarelle natalizie - con le nuove minacce alla sindaco Sara Dante e al comandante della municipale Gianluca Mastropasqua, però, non può essere bollato come una burla di paese.

Lo sono i cartelli goliardici del 6 gennaio che ogni anno, nella notte dell'Epifania, vengono appesi ai muri delle frazioni santolcesine per zimbellare amministratori e figure note del borgo. Lo possono essere molteplici eventi scanzonati di cui un comune che sa, tutt'oggi, prendersi in giro, complice un'età media della propria classe politica decisamente in controtendenza perché ricca di under 45.

Ma il nuovo episodio che colpendo prima cittadina e comandante della polizia locale attacca l'intera comunità, no. E' un'altra cosa.

A distanza di tre anni dal primo fatto, resta un evento che per alcun motivo può essere derubricato come 'una belinata'.

Bene l'immediata solidarietà istituzionale trasversale. Meno che, al tempo di telecamere e tecnologie imperanti, non essendo, probabilmente, il soggetto questione un pericoloso terrorista internazionale, serva tempo per chiudere il cerchio.

Non hanno paura Sara Dante e Gianluca Mastropasqua, non devono averla. Non ha paura Sant'Olcese, pronto a confrontarsi, dibattere e, magari, litigare su qualsiasi tema.

Ma non sui belinoni travestiti da intimidatori.

gil.v

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