› Tormenti & Tormente
articolo di Gilberto Volpara, postato il 19 dicembre 2008

Quando non c’è viene invocata. Quando c’è un po’ disturba. E quando arriva in anticipo turba. Tormenti e tormente, fa la copertina. Per dire che, grazie a quella cosa là, gli amministratori di vallata se non sono in ginocchio poco ci manca. Amata e odiata neve. Tra Vallescrivia e Valpolcevera, due nevicate in dieci giorni, hanno messo in crisi i bilanci: mettere in moto mezzi, pagare straordinari, investire sull’acquisto del sale rappresentano voci evitabili. E invece no, quest’anno sono lì ad appesantire numeri già difficili da far quadrare. E davanti restano ancora tre mesi d’inverno. I sindaci si chiedono come fare, lo domandano alla Regione. Non vogliono reclamare lo stato di calamità naturale, perché per non andare lontani in Valbormida c’è chi sta forse peggio. Senso di responsabilità, dunque. Ma le casse restano pure sempre vuote, anche con le pacche sulle spalle. Anche perché, ancora, devono arrivare i soldi dell’Ici. Già, quelli garantiti. Promessi da promesse e per il momento solo promessi. Nevica fuori. Per davvero.
› L'editoriale
articolo di Gilberto Volpara, postato il 19 dicembre 2008
Ripartire da qui, da questo Qui. Numero ricco di storie come non mai. E tutte vere, vita vissuta. Al centro, loro: uomini e donne di Vallescrivia e Valpolcevera. Sarà anche Natale, ma il buonismo non c’entra. Crisi e depressione? Ricominciamo da noi e dalle nostre ricchezze, quelle che ti fanno parlare rimettendoti di buon umore. La ricetta è data da gente come Marietto o come la famiglia Franchi. Per chi è sfiduciato, la forza di credere nel domani, arriva da esempi quali Elisa e Nicola: campioni di nuoto ma soprattutto di vita. Quindi? Ricominciare dagli odori di una volta, alla faccia di chi pensa che qui sia soltanto bieca periferia: vadano a leggersi la mole di associazionismo e di inventiva. Da Rivarolo a Isola del Cantone attraverso volti ed espressioni che raccontano due vallate vive e genuine. Rosy Bindi canta Bella ciao. Cleto Piano, storico compagno di Pontedecimo, manda gli auguri di Natale siglati con la formula: “Fraterni saluti”. Va veloce questo mondo e non ci stai più dietro. Neanche in vallata. Ma è bello anche così. E noi siamo orgogliosi di essere il giornale di questa gente. Con il solito stile, scanzonato da una parte e consapevole dei grandi temi che mai se ne vanno, dall’altro. Auguri di cuore, lettori. Grazie per il vostro contributo, appuntamento con il primo Qui 2009 per metà febbraio.
› Franco I
articolo di redazione, postato il 19 dicembre 2008
Il nome dicono l’abbia suggerito Simone Franceschi, sindaco di Ronco Scrivia. E siccome si trattava dell’etichetta di un percorso imposto più che partecipato nessuno ha avuto voglia di perderci troppo tempo: Comunità Montana delle Valli Genovesi, bene per tutti. In quel titolo Scrivia e Polcevera assieme. Il matrimonio celebrato ufficialmente la sera del 18 dicembre nel municipio di Ronco. Il tutto, dopo una serie di incontri prematrimoniali anche turbolenti. A quel tavolo, invece, tutti e tredici con atmosfera più o meno cordiale. Qualche precisazione di Pastorino, qualche frecciata e un po’ di messaggi trasversali. Poca roba, insomma. La sostanza è quella che lì nasce un nuovo ente con una nuova giunta e un presidente: Franco Parodi, primo leader di un’associazione di comuni chiamati a lavorare forzatamente assieme. Certo, qualcuno dice soltanto per sei mesi perché poi tutti si cambierà con le elezioni di primavera. Forse, ma intanto si parte. Lui, ex numero uno di Polcevera, non è spaventato. Al matrimonio parla a braccio e dice: “Sfida in salita, quello che è stato fino a ieri rappresenta il passato. Per fare sistema le beghe non servono, necessitiamo di unità. Rappresentiamo oltre 50 mila persone, in termini di peso elettorale dovrebbe bastare questo”.
› Fuoriclasse o bimbo capriccioso
articolo di redazione, postato il 19 dicembre 2008
Era considerato come il giovane rampante di Polcevera. Qualcuno, per lui, ipotizzava una grande carriera politica. Ancora possibile, per carità. L’amministratore è giovane e la strada lunga, lunghissima. Tuttavia dopo aver chiuso con Costa, Montelone, il Pd ma anche con il Pdl, allo stato attuale quella profezia pare oggi più difficile. Lui ripete: “Mi interessa soltanto il mio paese”. Ma non per questo il personaggio, Omar Calorio, smette di far parlare. Il sindaco di Ceranesi infatti, unico su quattordici, resta il solo amministratore valligiano ad aver detto no alla nuova Comunità Montana. Dal primo all’ultimo, i suoi colleghi, hanno ingoiato amaro e cercato il minor male possibile. Lui no. Testardo, come un bambino capriccioso o come un grande stratega, si è imputato e ha detto: “Io non ci sto”. Resta convinto di trarre maggiori benefici dalla sua scelta, Omar Calorio. Affermazione che nel nero può significare: gli altri tredici capiscono poco. Ed è lì il punto. Chi è davvero il primo cittadino di Ceranesi? Stavolta le mezze misure, per un sindaco cresciuto con il modello di Alcide De Gasperi, stanno strette: un fuoriclasse dell’amministrazione politica o un bambino capriccioso? Tempo giudice.
› La vera storia del suino nero
articolo di redazione, postato il 19 dicembre 2008Lui c’è, adesso aspetta che gli altri facciano il loro. E’ da qualche tempo ormai che questo animale è ritornato nelle vallate alle spalli di Genova. Lo chiamano semplicemente suino nero. Si tratta di un esemplare che soprattutto grazie all’alimentazione naturale a base di castagne e ghiande viene apprezzato per la sua carne. Al macello vanta un elevato peso, compreso tra i 180 e i 200 chilogrammi.
La curiosità è quella che ruota intorno alla sua storia. Il suino nero oggi dovrebbe diventare una sorta di simbolo polceverasco. “E ne avrebbe le carte in regola in quanto proprio in Liguria bisogna cercarne le più lontane origini” afferma l’agronomo, Giuseppe Errera. L’animale, infatti, era presente anni fa su tutto il crinale appenninico al confine tra Liguria ed Emilia. Qui esisteva una sotto razza denominata proprio suino nero genovese. E’ noto che storicamente le zone emiliane acquistavano in Toscana e in Liguria gli animali da ingrassare nelle strutture annesse ai caseifici.
Parte da lì l’idea di riportare il porco nella vallata. In un’area conosciuta in tutta Italia per la celebrità del salame di Sant’Olcese, da qualche tempo c’è un nuovo prodotto che spicca nuovamente per le sue qualità. Al momento, nel Polcevera sono cinque le aziende che hanno aderito al progetto: tre comprese ancora sulle alture del comune di Genova, una a Campomorone e un’altra a Sant’Olcese. “Tuttavia, adesso è già il tempo dei primi bilanci” afferma Franco Parodi, presidente della Comunità Montana Alta Valpolcevera. “Dopo aver lanciato il progetto, dobbiamo registrare che la costituzione della filiera produttiva è il problema maggiore. Mi riferisco alle evidenti difficoltà di macellazione. Il nostro ente ha fatto tutto quanto era necessario, e forse anche oltre, per favorire gli operatori. Ma non possiamo essere lasciati da soli in un’avventura così importante per l’intero entroterra ligure”.
Un po’ come a dire che parlare di vendita diretta dal produttore al consumatore può non bastare. La formula che va di moda in questo periodo parla di filiera corta. Già, ma anche per quella servirebbero le strutture e queste al momento sembrano mancare. Almeno per chi fa questo mestiere nelle colline di Valpolcevera.
C’è bisogno dunque di fare sistema. Non solo per la filiera corta. L’idea di qualche mese fa avrebbe avuto bisogno anche di promozione. Ma ci si può ancora riuscire, a patto di non perdere altro tempo. Per intendersi, se il suino nero deve diventare specificità di Valpolcevera digitando il suo nome su internet resta incomprensibile che il principale motore di ricerca regali come risultato: animale tipico delle Madonie. “E’ per questo che c’è bisogno di partecipazione e condivisione nei progetti” ribadisce Parodi.
Il suino c’è, si diceva. In fondo, finché può, tende a fregarsene gradendo per lo più un allevamento brado. La gente però dovrebbe sapere almeno dove poterlo trovare. Per non farlo rimanere un animale da museo o soltanto del sud Italia. Coraggio, porco.
› Senza piumino non sei nessuna
articolo di redazione, postato il 4 novembre 2008
In autunno dicevano: solo tartan. In inverno ripetono: solo piumino. Alla faccia di chi dice che la moda si faccia esclusivamente a Parigi o Milano, rispondono i commercianti di vallata. D’accordo, loro devono soprattutto vendere. Ma giù il cappello al loro gusto. E’ così che stavolta, oltre all’appuntamento settembrino di Pontedecimo, hanno bissato: sfilata al teatro Gilberto Govi di Bolzaneto: entusiasmo. Soprattutto un messaggio: ragazze, sentitevi bene con voi stesse. Poi, certo, gli accessori non mancano. Ma, punto primo, resta l’autostima. Piacersi per piacere. Sul come, ritorna il must di fine 2009: piumino. Nero, grigio, blu o fucsia: l’importante che sia esagerato. “Le giovani di vallata devono puntare su quello” affermano i titolari delle grandi boutique di Scrivia e Polcevera. Ma non è finita, il gusto dell’inverno iniziato con la neve e il ghiaccio dice anche: scarponi di larga taglia, occhiali con montature azzardate e nonostante con il freddo ci azzecchi proprio poco anche un bel capellino. Di lana? No con la visiera.