Bimestrale di cultura, politica e umanità varia di Valpolcevera e Vallescrivia
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Numero 39 di Qui e non solo dintorni - Ottobre e Novembre 2011
articolo di redazione, postato il 7 Novembre 2011
Comunicazione ai lettori: Di fronte a tragedie come l’alluvione di Genova, il senso di inadeguatezza coinvolge tutti. Almeno crediamo. Il disastro si è verificato nei pochissimi giorni compresi tra la chiusura di questo numero e l’arrivo in edicola dello stesso bimestrale. Qui era ormai stampato. Valpolcevera e Vallescrivia sono state coinvolte da allagamenti, danneggiamenti di abitazioni e crolli di strade provinciali. Danni certamente molto rilevanti, ma sempre rimediabili al confronto di vite umane spezzate. Tuttavia all’indomani di simili disgrazie, gli argomenti che apparivamo come temi da copertina restano questioni marginali. Passata l’emergenza, certamente da non sottovalutare. Per nessun motivo, sia chiaro. Ma al momento di secondo piano. La nostra filosofia traguarda sempre ad affrontare ogni problema con un sorriso. L’attuale copertina lo dimostra. Ma davanti a un evento come quello del 4 novembre risulta impossibile. Le nostre priorità vengono molto dopo i drammi delle famiglie che hanno perso parenti e amici. Per quello che può valere, a loro esprimiamo tutta la nostra vicinanza. Premessa la tempistica nel rispetto di chi è stato colpito, oggi fa uno strano effetto leggere le pagine centrali dove Qui si era già posto gli interrogativi alluvionali quando i torrenti di Polcevera e Scrivia erano ancora vuoti. Ognuno potrà trarre le considerazioni adeguate. Restando alle nostre terre, l’auspicio mira a una rapida ripartenza. Savignone e Sant’Olcese, le zone più bersagliate. Nel primo caso il crollo della viabilità provinciale tra la caserma dei carabinieri e San Bartolomeo spezza la vallata in due parti con disagi legati anche alla fornitura di gas e alle tante attività produttive casellesi. Vie alternative: Vittoria, Nenno e per i mezzi pesanti la Scoffera. Riapertura: entro fine novembre, la speranza del senso unico alternato. Sul fronte del paese polceverasco, danni per la nuova casa comunale al centro di polemiche proprio in questo numero e frane sempre minacciose. Ma soprattutto c’è una casa sventrata in via Isola con gli abitanti che sintetizzano la grande paura: “Un qualcosa di improvviso. Ma almeno noi ci siamo salvati. E questo è già tantissimo”.
L'editoriale
articolo di Gilberto Volpara, postato il 7 Novembre 2011
A modo nostro, come sempre. Il tema è terribilmente serio. Ma se non ci metti un pizzico di umorismo in questi tempi rischi tanto. Un po’ su tutto, figurarsi quando parli della tua salute. E così anche sulla vicenda del Gallino tentiamo di strappare un sorriso. Lo facciamo con la collaborazione di una splendida modella ogni anno presente sulla passerella di Pontedecimo grazie alla coreografa Ileana Cichero, regista della sfilata settembrina. E con l’intimo di vallata impreziosito dalla Croce Rossa grafica, ecco il risultato: messaggio forte, ma senza eccessi. Il tutto a margine di una protesta non ancora terminata, quella dove la gente di Polcevera ha detto in modo netto: “L’ultimo ospedale di vallata non si tocca”. Di vallata, appunto: alla faccia delle tante promesse politiche. La gente di Pontedecimo e dei paesi circostanti ha mostrato un dissenso forte, molto forte. E continuerà in caso fosse necessario. Quell’energia che forse è mancata a Busalla con il Frugone. Oggi lassù c’è una struttura che ospita i migranti. Torna a occuparsi anche di questo il numero d’autunno. Poi l’associazionismo, le storie di personaggi alla Qui, le straordinarie vicende sportive. E finché non si paga sorridiamo. Qui torna alla vigilia di Natale.
Migranti al Frugone fino a febbraio
articolo di redazione, postato il 7 Novembre 2011
Non è una certezza, ma una deduzione. E che finisca così lo fanno intendere un po' tutti, non solo in Vallescrivia. Migranti lontano da Busalla, tempi più lunghi del previsto. La regolarizzazione e le procedure burocratiche hanno assunto dimensioni non ipotizzate. E soltanto al termine di questo iter, i giovani africani potranno eventualmente trovare un impiego. Dunque, al Frugone pare ormai scontata la presenza dei ragazzi fino al prossimo 4 febbraio data in cui scadranno i sei mesi dal loro arrivo. Nessuno pare intenzionato a fare battaglie. Ma i problemi non mancano. La lunga convivenza seppur in un ambiente adeguato rende più tesi i rapporti interni. E anche la noia non aiuta. “E’ quello il punto. Auspichiamo che le attività riguardanti questi ragazzi possano crescere. Anche i corsi di italiano rappresentano soltanto qualcosa di simbolico” spiega Antonello Barbieri, assessore comunale di Busalla. Il ricordo è quello dei migranti felici dietro a un pallone o in processione portando la cassa della Madonna durante il Nome di Maria: “Fu importantissimo, il paese li ha accolti. Ma sulla quotidianità serve una svolta” sottolinea l’esponente della giunta Pastorino. “E’ una situazione che sembra stare bene un po’ a tutti. Non certo a noi. Questa vicenda sottolinea la desertificazione della sanità in vallata. Ovviamente, la cooperativa che gestisce i ragazzi fa la sua parte. Ma con quarantasei euro al giorno per ogni ospite, credo che la soluzione si sarebbe trovata pure in un albergo con qualche stella” affermano dal centrodestra busallese. Simile visione dell’altra opposizione, quella rappresentata dal centro sinistra: “Il problema non è il presente. La cosa che deve essere chiara riguarda il fatto che dal 4 febbraio, al Frugone dovrà operare senza discussioni la Rsa promessa da Asl e Regione”.
Malfatti: “Ora dimettiamoci tutti”
articolo di redazione, postato il 7 Novembre 2011
Fascia tricolore sul petto, gonfalone alle spalle. Invoca un gesto eclatante, il sindaco di Mignanego. Lo chiede ai suoi colleghi che amministrano realtà paesane con popolazioni inferiori ai cinquemila abitanti. “Soltanto un’azione bipartisan a livello nazionale potrebbe dare un segnale concreto di fronte a certe storture” dichiara Michele Malfatti, esponente Anci per i piccoli comuni. “Dovremmo dimetterci tutti senza guardare logiche di schieramento. Soltanto a quel punto si accorgerebbero delle nostre realtà” prosegue il numero uno di Mignanego con in tasca la tessera del Partito Democratico. Gli domandi perché non inizi da subito? “Le dimissioni isolate di un sindaco che amministra un piccolo comune non avrebbero senso. Sarei pronto per un’azione generale. Un modo rivoluzionario per opporci alla deriva”. Il primo cittadino fa riferimento alla normativa nazionale: questa ha obbligato realtà come Mignanego a gestire assieme ad altre amministrazioni almeno sei funzioni associate. Ci sono anche la polizia municipale, la funzione scolastica e l’area tecnica. Tutto questo viene imposto senza alcuna condivisione, almeno secondo la giunta d’alta Valpolcevera. “E si va pure oltre. Un recente studio rileva come la dimensione più adeguata per una gestione oculata sia proprio quella dei paesi compresi tra i duemila e i quattromila abitanti, quindi i numeri di Mignanego” dichiara l’amministratore. Passaggio fondamentale per ribadire come l’associazionismo sia il futuro, ma utile a sottolineare un dissenso irremovibile alle imposizioni calate dall’alto: “Quelle che vengono fatta da chi non conosce il territorio”.
La storia: Messner di vallata
articolo di redazione, postato il 7 Novembre 2011
Fabrizio Grasso lo dice con orgoglio: “Io sono stato l'istruttore di Damiano. Ma adesso, l'allievo ha superato il maestro. Ed è lui che potrebbe portare me in alta montagna”. Storie di vallata. Chi parla ha 45 anni, fa il marmista sulle sponde del Polcevera. Verso la montagna, una passione innata: “Ma l'iscrizione al Cai è arrivata soltanto nel 1995 su indicazione dell'amico Giovanni Isola”. Lì, il corso di escursionismo avanzato e il grado di istruttore. Qualche tempo dopo, l'incontro con Damiano Barabino: “Un ragazzo più giovane che oggi ha 31 anni. Uno dei tre alpinisti più forti di Liguria”. E' un cardiologo, il Messner di Polcevera. Ma il diretto interessato usa quintali di umiltà. Cintura marrone di judo e calciatore per passione nelle giovanili del Pontedecimo, la nuova dimensione l'ha scoperta oltre i quattromila metri. “Mi piace scalare l'ibrido, il ghiaccio e il misto più in generale. Tuttavia mi accontento del Taccone, vetta non lontana dalla Bocchetta. Ideale per l'allenamento”. Fabrizio e Damiano, gemelli diversi della montagna. “Ma non siamo soli. Al Cai di Bolzaneto c'è un gruppo affiatato”. Altri riferimenti, Giuseppe Gabbia ed Edoardo Rixi. Lo sguardo va così alle ultime imprese: il Becco Meridionale della Tribolazione nel gruppo del Gran Paradiso, l'infinita via Cassin al Pizzo Badile con bivacco all’addiaccio, l’Aguille Dibona con una difficile via di sesto grado che arriva su una delle guglie più belle delle Alpi francesi. Ma anche la cresta Kuffner o il monte Kenya, seconda vetta del continente africano con una scalata ben più difficile del Kilimangiaro.
Ultimo aggiornamento in data 26 Aprile 2012
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