Bimestrale di cultura, politica e umanità varia di Valpolcevera e Vallescrivia
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Numero 70 di Qui e non solo dintorni
articolo di redazione, postato il 14 Dicembre 2016
Numero speciale quello che chiude l’anno, edizione 70 di Qui e Non Solo Dintorni. Il bimestrale di Valpolcevera e Vallescrivia festeggia 12 anni d’attività vissuti al fianco dei propri paesi tra racconti di alluvioni, solidarietà e personaggi talvolta unici. Un cammino che non dimentica le esperienze targate Pontedecimo News o Qui e Non Solo Dintorni. Percorso di crescita con un prezzo di vendita pari a 2 euro e mai modificato anche se prima o poi dovrà essere aggiornato. Spontaneo il ringraziamento verso chi continua a sostenere un percorso senza ambizioni di espansione territoriale, ma con il netto obiettivo rivolto a un’informazione sempre più originale delle comunità comprese tra Rivarolo e Isola del Cantone. Spaccati che non trovano riferimento nella carta della cronaca quotidiana e tanto meno nella velocità imposta dall’web. Ora, l’ulteriore innovazione risiederà in un rinnovamento grafico della testata già a partire dal primo numero 2017 e a questo si affiancherà un deciso restauro del sito quienonsolo.it. Investimenti compiuti grazie alla fiducia di chi aspetta con trepidazione il giornale in edicola ogni due mesi sommato all’apporto degli abbonati e soprattutto a quello degli inserzionisti, taluni presenti addirittura dal primo numero e molti altri fedeli compagni di viaggio conosciuti in corsa. Dunque, Qui traguarda all’inverno con infinite sorprese supportate dalla passione e dal volontariato di proprie bandiere come la direttrice editoriale Vittorina Cosso o il fotografo Giancarlo Podda. Lo fa chiedendo ai tanti lettori qualcosa in più rispetto alla domanda posta in occasione della cinquantesima pubblicazione. All’epoca, la redazione cercò una preferenza per la copertina più bella. Tra tutte quelle annoverate sul sito quienonsolo.it vinse la prima pagina dedicata ai No Tav. C’era in quella maggioranza un’influente componente ideologica. Oggi l’interrogativo viene riproposto, ma con la richiesta di motivazione della propria scelta. Infatti, dietro ogni decisione si nascondono sentimenti o emozioni di vallata che Qui ha regalato. Dai sindaci in mutande con la protesta sexy contro i tagli di bilancio al ricordo di personaggi volati in cielo, scelte differenti per 70 gusti. Ora, tutte da collezione con il rilegatore ufficiale che può essere richiesto alla redazione. Qui come l’enciclopedia scientifica? No, lo strumento per accendere il dialogo tra due valli. Il giornale che loda e critica, attacca e applaude. Una rivista come il buon vino: più invecchia e più resta attuale.       
L'editoriale
articolo di Gilberto Volpara, postato il 14 Dicembre 2016
Non è un fotomontaggio. Tutto vero come la fatica che quotidianamente compie il protagonista della copertina tra terra e bestie da latte. Non è il solo, Luca Torre. Assieme a lui si nota ancora qualche eremita dell’allevamento sparso tra Scrivia e alta Polcevera. Qui dedica a loro l’ultimo manifesto dell’anno prima di un rinnovamento che con l’avvio del 2017 riguarderà grafica e non solo. Lo fa attraverso il colore che rappresenta la miscellanea della leggenda. In fondo, la storia di prima pagina contiene un po’ tutto: il blu del personaggio, il rosso di un evento creato dal concerto per mucche, l’azzurro di vicende paesane e il giallo dell’attualità per una crisi legata al latte senza miglioramenti nonostante lo spegnimento dei riflettori mediatici. Raccontiamo i problemi che non passano di moda. Al fianco di bandiere del lavoro agricolo ci sono pure le cronache di qualche speranza valligiana su soccorso sanitario, aziende che non falliscono e gente nonostante tutto ancora incantata da queste borgate. Buona lettura, serene feste e appuntamento a fine febbraio con innumerevoli novità.
I colori dell’allerta e i sindaci nel caos
articolo di redazione, postato il 14 Dicembre 2016
Questa volta le sfumature non sono cinquanta e non riguardano il grigio, il nero o il rosso dei celebri romanzi. Anzi, il rosso fa parte della trilogia d’allerta. Ma almeno su quella tonalità non c’è dubbio: segnale principale e tutti a casa. I problemi d’interpretazione restano invece sull’arancio delle nuove gradazioni messe in campo dalla Regione. Nessuna finzione, cronache di vita vera e relative ansie in prossimità delle pericolose perturbazioni. Il cambiamento della leggenda voluto 12 mesi fa dall’amministrazione Toti per avvisare la cittadinanza ligure della violenza delle piogge ha riscosso consensi evitando drammi del passato legati alla tragica perdita di vite umane. Un dato certamente rilevante e senza prezzo. In maniera altrettanto obiettiva, un traguardo raggiunto anche per una consapevolezza dei rischi accresciuta dai lutti. Il sistema che ha cancellato i numeri, ora, mette in campo tre colori d’intensità crescente: giallo, arancio e rosso. Il problema sta nel mezzo con la responsabilità della chiusura delle scuole esclusivamente in mano ai sindaci. C’è chi chiude ogni volta e chi quasi sempre tiene aperto. Succede che un singolo istituto superiore come il Primo Levi di Borgo Fornari non svolga attività sulla sede centrale sita a Ronco, ma non abbia limitazioni per il plesso succursale di Busalla: tutto causa di scelte differenti dei due amministratori confinanti con poli distanti qualche centinaio di metri. Identica rappresentazione per famiglie valligiane che scontano disagi conseguenti tra un asilo e una scuola elementare su due paesi ravvicinati. Davanti a un’allerta arancio le amministrazioni di Campomorone, Ceranesi e Mignanego privilegiano la chiusura. A Sant’Olcese e Serra Ricco, dove recentemente sono tornati a casa gli sfollati di Prelo costretti a lasciare il palazzo per la furia 2014 del Riccò, optano per la regolarità. L’uniformità resta lontana con sms che annunciano il verdetto sui telefoni dei genitori. E in Vallescrivia? “Tra Isola, Vobbia e Ronco abbiamo stilato un coordinamento con la direzione scolastica. Almeno qui la scelta è collegiale” dice Simone Franceschi. L’ex primo cittadino ronchese e attuale guida vobbiese aggiunge: “L’omogeneità resta difficoltosa perché lasciata alla decisione dei singoli. Ma davvero siamo convinti che il problema siano solo le lezioni? Nessun pensa che in caso di incidente, per una frana o un allagamento, un sindaco dovrebbe spiegare al magistrato perché ha chiuso la scuola, ma non ha ordinato all’operaio di non andare al lavoro nel giorno di un’allerta per il quale era ipotizzabile una situazione di pericolo? Insomma, siamo lasciati al nostro destino”. Uomini e donne che quando nulla capita vengono contestati da madri o padri costretti a perdere una giornata di lavoro. Uomini e donne che quando va male finiscono a processo. Gente chiamata a una decisione senza strumenti. Poi, la questione economica. Davanti all’arancione, la macchina dei comuni vara il protocollo di un allarme rosso. Il sindaco santolcesino Armando Sanna: “Tre o quattro casi e, sommando ore di straordinario più le necessità della situazione, superiamo quota 10 mila euro”.
Andrea Parodi e le nocciole che hanno conquista Cracco
articolo di redazione, postato il 14 Dicembre 2016
“Ho creato il Parodi per poter offrire alla gente prodotti unici, di qualità superiore, capaci di soddisfare il palato e il nostro corpo grazie alle loro numerose proprietà benefiche”. Lo dice Andrea Parodi, l’imprenditore di Isoverde dapprima fondatore della Parodi Nutra che ricava olio in modo naturale da semi, frutti, bacche e tutto ciò che ne contiene. Più recentemente, ideatore della scommessa legata alla nocciola. Qui l’intuizione vincente intorno al potenziale inteso come filiera completa formata da olio, creme spalmabili e farine proteiche. Quattordici dipendenti e un mercato in continua crescita con richieste da ogni continente segnano la vittoria di un imprenditore che ha ereditato dal combattivo papà Adriano le doti di intuito e tenacia. A occuparsi della sua storia è stato anche il cucinosofo Sergio Rossi nell’ultimo volume della collana edita da Sagep: “Nocciola Ligure”. L’autore e volto televisivo scrive senza giri di parole: “Quando Andrea Parodi ha pensato di rivolgere l’attenzione sulle nocciole liguri partendo dal Chiavarese, ha immaginato uno scenario in cui un prodotto di assoluta eccellenza diventa ragione di economia e concreta occasione di recupero del territorio che lo origina. La sua scelta prevede l’uso di materia prima biologica, adottando solo l’estrazione meccanica. Appena le nocciole arrivano alla Parodi Nutra, i tecnici procedono con la spremitura e l’olio che se ne ricaverà è di una qualità eccelsa tanto da aver subito ricevuto un premio in terra francese al Concours Paris Gourmet. Dalla frazione secca, rimasta dopo l’estrazione dell’olio, si ricava un’ottima farina integrale proteica di nocciole crude che può essere impiegata per dolci, torte, pani e perfino per la pasta tradizionale. Frantumando finemente le nocciole si ottiene anche una sorta di battuto che presenta la consistenza di crema spalmabile”. Il prodotto sta conquistando qualsiasi palato tanto con una vendita diretta attraverso il parodi.com quanto sugli scaffali di Eataly o in alcuni punti vendita alla ricerca della più alta genuinità. Andrea Parodi sorride immaginando già nuove sfide che inseguono essenze e prodotti costantemente differenti. Mandorla, pistacchio e soprattutto lentisco segnano l’ultima frontiera degli olii studiati e valorizzati a Isoverde di Campomorone. La visione fa innamorare pure l’alta cucina. Sebbene l’imprenditore precisi che i suoi prodotti debbano arrivare a tutti, come il pandolce senza glutine, la rinuncia di compromessi in nome della qualità ha regalato l’avvio di collaborazioni con maestri della ristorazione come Marco Visciola impegnato nell’uso della nocciola ligure in tutte le forme e destinazioni culinarie. A lui si deve la creazione del Panino “Steam”, vera prelibatezza a base di farina di nocciola, a forma di nocciola, e cotto al vapore. Ad applaudire quella filosofia pure Carlo Cracco che nel ristorante di Milano utilizza proprio il lentisco: “Sono riuscito a riportarlo sotto la Lanterna dopo quasi 500 anni di assenza. Ho importato le bacche essicate dalla Sardegna producendo l’olio riconosciuto dal National Geographic come parte della dieta dei pastori sardi che superano in salute il secolo di vita” spiega l’Andrea fu Adriano. E il domani? “Mi diverto, amo il mio lavoro e racconto per il mondo una Liguria di vera bontà. Con dentro pure un po’ di Valpolcevera”.
Giacomo, figlio di papà: “Samp o Genoa? Busalla”
articolo di redazione, postato il 14 Dicembre 2016
Nelle settimane in cui Federico Chiesa realizza i primi gol tra i professionismi sulle orme di papà Enrico, oltre i Giovi va raccontata un’altra storia e riguarda una bandiera. Il cognome è leggenda del calcio dilettantistico ligure: Ottoboni. Simbolo busallese di un mondo sempre più mercenario anche ai livelli non professionistici. Papà Roberto con quella maglia biancoblù percorse un’intera carriera di longevità attaccando le scarpette al chiodo, solo, ben oltre le 40 primavere. Ruolo, centrocampista. Segni particolari, capitano e gladiatore. Ora, tornato nel giro come osservatore insieme a Marco Pesciallo, traguarda il compleanno numero 52 e lo fa quando in mezzo al campo di Busalla c’è un altro Otto. Il nome? Giacomo: “Classe 1996, ma ancora senza fascia. I gradi dovrò conquistarmeli con sudore e fatica” dice Jack con la tipica schiettezza di famiglia. A emergere però è il destino che lega quasi mezzo secolo di calcio valligiano. Se Otto senior, comunque, mise assieme tre stagioni di gioventù al Genoa, prima di fuggire a Busalla inseguito da Bruno Mainetto, Ottoboni junior alle varie richieste ha proprio voltato le spalle. Genoa o Sampdoria? No, grazie. “Ho un carattere chiuso e timido, non mi pento delle mie scelte” rivela il ventenne Giacomo, geometra di futura professione e apprezzato tanto dagli addetti ai lavori quanto dal pubblico femminile. Il suo allenatore è Gianfranco Cannistrà, fantasista di una squadra tra le più divertenti in cui giocò papà Roberto: “Erano i primi anni duemila e in quelle stagioni, a Busalla, c’era un gruppo coeso come quello d’oggi. Io giocavo da fermo, ma questo Giacomo non deve saperlo” rivela oggi il mister che pretende molto dal figlio dello storico capitano intravedendo in lui tante caratteristiche dell’ex compagno. E per Giacomo è Busalla a vita? “Difficile fare previsioni. Ma ora è il posto migliore”.
Ultimo aggiornamento in data 14 Dicembre 2016
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