Bimestrale di cultura, politica e umanità varia di Valpolcevera e Vallescrivia
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Numero 66 di Qui e non solo dintorni
articolo di redazione, postato il 30 Aprile 2016
Una notizia negativa fa sempre più effetto. Non è una novità, solo cronaca. Se poi quella vicenda mette a rischio gran parte dell’economia di un territorio allora la cosa amplifica ancora maggiormente il proprio eco. Il caso Iplom governa l’attualità senza alcun dubbio. Sarà così per l’intera estate, almeno fin quando non si capirà in modo definitivo il destino della raffineria e quello dei lavoratori. Tuttavia, Qui punta su un evento differente, positivo, ottimista: la riapertura del trenino di Casella, potenziale volano per due vallate. Tutto con alcune inevitabili premesse. La prima: dopo il taglio del nastro, continuità. La seconda: non solo una passerella, ma un investimento per turismo vero. La terza: mentalità più dinamica del territorio verso l’accoglienza con pacchetti e offerte corali realmente appetibili. Ovviamente senza tralasciare la preoccupazione più grande: il futuro economico di 500 e più famiglie che vedono gli stipendi a rischio. Nel mezzo, il resto: personaggi, storie, solidarietà e paesi. Due valli comunque uniche che non riescono mai a gioire per intero, Scrivia e Polcevera.       
L'editoriale
articolo di Gilberto Volpara, postato il 30 Aprile 2016
Poteva essere nero petrolio, la copertina. È azzurra, ma non per questo le preoccupazioni della vicenda Iplom appaiono secondarie. Qui rimanda agli approfondimenti dell’interno mediante i box di prima pagina che anticipano l’indice inerente le ansie valligiane tra ambiente e occupazione. La scelta principale è stata quella dell’investimento sull’azzurro: il colore che la leggenda del bimestrale attribuisce alle cronache dei paesi. Una tonalità solare come il cielo nitido per l’ultimo treno del riscatto. Alle spalle di una città post industriale, che non sa ancora se puntare sulle macerie delle fabbriche o sul turismo, trascinandosi verso una lunga agonia, le vallate scontano le stesse incertezze. La Ferrovia straordinaria e sognata da altre regioni, che collega il capoluogo con l’entroterra attraverso Polcevera e Scrivia, può e deve rappresentare lo strumento della ripartenza per abitanti ed esercenti. Urgono programmazione, attrattive e coraggio per non sprecare un’altra estate. Non servono passarelle o tagli di nastri farlocchi, magari con annesse chiusure conseguenti per un copione già visto. Panorami, castelli, boschi e sentieri. Non manca nulla. Servono politicanti che non facciano danni e un po’ di intraprendenza valligiana. Qui torna a fine giugno.
Solidarietà alle anatre, ma pane ai lavoratori
articolo di redazione, postato il 30 Aprile 2016
Destini balordi. Venti giorni prima dell’incidente di Fegino, Qui aveva realizzato per questo numero un’intervista con Vincenzo Columbo e Gianfranco Peiretti, rispettivamente direttore di stabilimento e responsabile ambientale della raffineria Iplom di Busalla. Una riflessione su occupazione, bilanci, teleriscaldamento e soprattutto qualità dell’aria d’entroterra, giudicata pienamente in linea rispetto ai parametri. Riflessioni con una chiosa aziendale comunque fiduciosa nonostante una perdita da 10 milioni di euro maturata nell’ultimo biennio per il ribasso del greggio e a causa del contesto internazionale. I dirigenti spiegavano in quel colloquio anche il rapporto con la scuola del territorio, il Primo Levi. E alla domanda specifica se i neo assunti – 66 dal 2010 al 2016 – potessero sperare in un intero percorso dentro Iplom fino all’ipotetica pensione, la risposta era stata la seguente: ““Seppur ridimensionato, il mercato reggerà ancora qualche decennio”. Tutto stravolto in una notte? Certamente lo scenario oggi pare diametralmente opposto. La raffineria ricorre agli ammortizzatori sociali per la prima volta nella sua storia e nessuno è in grado di prevedere il futuro dell’azienda dopo luglio quando scadrà il primo provvedimento di cassa integrazione a rotazione per 240 lavoratori. I giorni immediatamente successivi alla fuoriuscita di greggio sono stati caratterizzati da una preoccupazione ambientale doverosa per la flora e la fauna del Polcevera sorprendentemente ancora presenti in alveo malgrado le angherie subite in lunghi decenni privi di sensibilità. Ora, scongiurato il contraccolpo turistico con il mare difeso da scenari ancora più angosciosi, va affrontata la fase 2 che pare ugualmente delicata. Obiettivo, non spostare il disastro ambientale in dramma sociale. Istituzioni e azienda dovranno garantire la vivibilità alla gente di Fegino con bonifiche pagate da Iplom e provvedimenti concreti. La magistratura dovrà pronunciarsi su quanto avvenuto. Evidente che in gioco ci sia pure il futuro della raffineria e del suo indotto su ogni livello perfino sportivo. Speranze? Evitare contrapposizioni da stadio, isterismi o inutili ricatti del passato tra occupazione e ambiente. Sicurezza a ogni costo. Poi, se Iplom non appartiene più al presente allora si mettano in campo alternative – ci sono? - già in ritardo di quattro lustri. Dopo aver salvato le anatre, però, in agosto a bagno nel petrolio non finiscano i lavoratori.
Caos latte: i distributori alternativa al ricatto
articolo di redazione, postato il 30 Aprile 2016
Sono passati due anni da quando Qui dedicò la copertina alla vergogna del trenino di Casella, già all’epoca fermo da troppo tempo. La fotografia immortalava una ferrovia abbandonata, utile solo per i picnic sull’erba di mucche e buoi. Dopo 24 mesi, a quanto pare, torna il treno e spariscono le vacche. Storie di valli che non riescono mai a sorridere fino in fondo. Dopo l’esplosione del caos latte, con il mancato rinnovo tra allevatori genovesi e Parmalat, da Roma si fanno sempre più insistenti assurde voci in merito alle iniziative del governo. Pensieri relativi a concedere contributi agli allevatori perché si disfino delle bestie. Testimonianza di un non problema che diventa tale: troppo latte non solo nel genovesato, ma in tutta Italia. Evidenti e illogiche conseguenze di un mercato ormai continentale. Se le fonti ufficiali al momento smentiscono, non senza allontanare le preoccupazioni del ritorno a un triste film già visto negli anni ottanta, resta da risolvere il problema su scala casalinga. L’accordo tra allevatori genovesi e Parmalat non è stato rinnovato perché l’azienda proponeva ai titolari delle aziende agricole un passaggio da 35 a 18 centesimi al litro. Inaccettabile e impossibile sostenere i costi di produzione. Nel frattempo, Assoutenti lancia il gruppo d’acquisto: “Io bevo latte delle valli genovesi”. Chi partecipa si impegna preventivamente ad acquistare il prodotto d’entroterra ogni settimana. Le adesioni resteranno aperte fino al 31 maggio: “Valuteremo come veicolare e garantire la distribuzione del latte. Dettagli su assoutenti.liguria.it”. Alcuni sindaci come il primo cittadino di Serra Riccò indicano necessaria la creazione di un centro per la lavorazione sul modello che fu avviato a Masone con due fallimenti consecutivi: “Imparare dagli errori”. Altri parlano di vendita diretta sul territorio. Tra Casella e Busalla, Luca Torre ha sperimentato la via dei distributori automatici prima di altri. La grande distribuzione ovviamente intravede qui potenziali pericoli e confida nella cervellotica burocrazia italiana: “Un tasto che ci sfianca, quando piove scriviamo tutto il giorno” spiega l’allevatore. Ma resta comunque questa la ricetta? “Difficile perché sul latte crudo in città manca la cultura”. Già, ma in molti paesi dell’interno il distributore ancora manca. E per i volumi limitati di Scrivia e Polcevera potrebbe già bastare.
Una pista tutta curve, il rombo della bellezza
articolo di redazione, postato il 30 Aprile 2016
L’originalità arriva da Savignone. Due realtà commerciali si mettono assieme e quello che producono è una sfilata all’interno di una pista indoor dedicata ai kart. Racconti di Andrea Morando Abbigliamento e Andrea Di Somma, ideatore dell’impianto coperto rivolto a giovani e famiglie. Imprese attive nello stesso complesso sul rettilineo del centro valligiano. Risultato? Le curve del kartodromo diventano passerella per una sera. A sfilare sono modelle con gli abiti della moda firmata Morando che terranno banco per i prossimi mesi tra mare e monti di Liguria. Ai box, la platea. Tanti volti della Genova chic, ma anche numerosi clienti del punto vendita valligiano. Glorie del passato blucerchiato come Attilio Lombardo o Marco Lanna, atleti della Sampdoria campione d’Italia. Presenti pure firme del giornalismo genovese come Vittorio Sirianni. Protagonista, soprattutto, la bellezza. “Volevamo che i residenti in città fossero incuriositi e stimolati a conoscere più a fondo i nostri paesi. Abbiamo pensato che la moda potesse essere il giusto veicolo e abbinata all’adrenalina dei motori è diventata un’accoppiata vincente” rivelano gli organizzatori di Savignone. Dunque, almeno questa volta, donne e motori solo gioie. Senza dolori. Nessuna esitazione sulle tendenze alle porte riguardanti il fascino: “I grandi classici non tradiscono mai, tuttavia, l’eleganza o lo stile non possono prescindere dalla femminilità. Prima ancora di far mostra dell’abito è fondamentale che ogni ragazza e qualsiasi signora sia a proprio agio con quello che indossa. A quel punto può osare in libertà e senza paura”.
Ultimo aggiornamento in data 30 Aprile 2016
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