Bimestrale di cultura, politica e umanità varia di Valpolcevera e Vallescrivia
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Numero 69 di Qui e non solo dintorni
articolo di redazione, postato il 29 Ottobre 2016
Parlemmose (… se no l’é ’n cazin). È questa la formula corretta della grafia ufficiale genovese insegnata dal professor Franco Bampi magari facendo pure uso del “dunca” in sostituzione del “se no”. Tuttavia, la copertina riporta una versione più valligiana e meno appropriata. Forse più comprensiva per un’immediata mediazione ligurafricana. Tema enorme e ben più ampio delle dimensioni di Scrivia e Polcevera, quello di prima pagina. A prescindere dalle singole convinzioni, il dialogo resta fondamentale tanto a Rimessa quanto nei casi di Certosa o Valbrevenna. Un colloquio ormai svanito sotto i Piani di Praglia: la vicenda di San Martino caratterizza oltre due pagine di Qui e assume toni da fallimento paesano. Resta però la speranza che dopo il diluvio sorga un po’ di sole pure nelle frazioni collinari. Se a portarlo sarà Papa Francesco, festa per tutti. Qui d’autunno non tralascia i racconti di imprenditoria giovinezza, le storie paesane e quelle di icone che regalano un sorriso a ogni incontro. Già, proprio come Bertin ganba de selou. Appuntamento qualche giorno prima di Natale con il nuovo Qui, ma anche sul sito quienonsolo.it con la collezione completa del maestro d’irriverenza Davide Sacco.       
L'editoriale
articolo di Gilberto Volpara, postato il 29 Ottobre 2016
Puoi avere qualsiasi convinzione, ma senza dialogo non fai nulla in qualunque situazione. Non lo dice la questione dei migranti, a insegnarlo è la vita. Dunque, puoi essere per l’accoglienza o perché quella gente resti a casa propria: ma oggi il problema è talmente gigantesco che girarsi dall’altra parte è impossibile. Serve il buon senso, la razionalità e soprattutto urgono regole chiare: la cosa che più di tutte sta mancando da Bolzano a Siracusa passando per il genovesato.. Il ministro dell’interno Angelino Alfano promette davanti ai primi cittadini d’Italia che non si supererà quota 2.5 per ogni mille abitanti nei centri d’entroterra come quelli di Scrivia e Polcevera. Dieci giorni dopo cosa succede? Gli arrivi continuano senza sosta, anche nei piccoli paesi dell’entroterra dove magari la quota è già largamente superata. I sindaci ne sono tenuti allo scuro. I cittadini italiani risultano esasperati. E il guadagno è di pochi che ormai di frequente non mettono neppure la faccia sul territorio. La chiamano accoglienza. Già, ma nel paese delle banane.
Strada del Ricreatorio: “Progetto da stoppare”
articolo di redazione, postato il 29 Ottobre 2016
La storia è pure precedente agli arresti riguardante i vertici Cociv. La litania ha anticipato le apprensioni per quanto potrebbe essere presente a Cravasco e dintorni. Già, in fondo valle il copione di quella convinzione va avanti da mesi come il cemento che viaggia veloce. Non meno la preoccupazione di chi vive sulle sponde del torrente Verde in prossimità del Ricreatorio di Pontedecimo in Valpolcevera. Se gli interlocutori istituzionali hanno certificato la bontà del progetto legato alle opere relative al Terzo Valico, ad amplificare le ansie dei residenti c’è una relazione tecnica. L’ha redatta Stefano Camisasso, ingegnere ed esponente del Movimento Cinque Stelle. La sintesi delle anomalie: “L’opera non rispetta il piano di bacino. Lo sbalzo - che è una copertura - a norma deve offrire almeno 150 centimetri di "franco idraulico" rispetto al presunto livello di piena duecentennale ovvero il bordo inferiore deve essere almeno un metro e mezzo più alto rispetto alla massima inondazione prevedibile. Il progetto conta solo 50 centimetri. A seguito della costruzione dei 4 piloni, poi, nel caso di piena l'acqua si alzerebbe di colpo accanto al Ricreatorio arrivando a esondare probabilmente poco più a monte. La normativa prevede pure il divieto di costruzione in alveo salvo per opere atte alla salvaguardia dell'incolumità e una strada non può essere considerata intervento salvavita. I flussi non hanno tenuto conto delle modificazioni subite dall'alveo. Tutto viene motivato dalla considerazione che la zona già in passato è stata oggetto di esondazioni intendendo che se domani il rio uscirà non sarà colpa della strada bensì del destino infame”. Gli oppositori confidano ancora in un clamoroso stop: “Tra le opere da costruire c’è il muro di protezione tra la strada e una casa. Qui c’è stata la dimenticanza relativa all’esproprio del terreno che dovrebbe avvenire interamente all’interno dell’abitazione. Potrebbe essere la fine del progetto”.
Tumori, la ricetta integrata del Gallino
articolo di redazione, postato il 29 Ottobre 2016
L’applauso va alla competenza del professor Edoardo Rossi, onco ematologo di primo piano. Non può essere tralasciata però la determinazione messa in campo per promuovere quell’efficacia di Piero Randazzo, anima della nuova realtà che rende l’ospedale Gallino di Pontedecimo un riferimento a livello nazionale. Assistiti da una squadra composta anche da Mauro Parodi, Sofia Bonvino, Maria Teresa Corsetti, Patrizia Moroni, Francesca Zanesini sono riusciti a centrare l’obiettivo: medicina integrata al servizio dei malati oncologici con l’ufficialità sancita da Asl3 e Regione Liguria. “Questo significa avviare un progetto pilota che può seguire 60 persone malate di tumore ogni anno. Puntiamo al risultato più ampio, quello che la medicina integrata sia realmente parte attiva del sistema nazionale come indicato dall’Organizzazione Mondiale della Sanità” sottolinea il professore. Apporto vitale per gli specialisti è l’opera giornaliera dall’Associazione Antonio Lanza. Tuttavia, la fiducia dimostrata dal neo direttore generale Luigi Carlo Bottaro non può essere secondaria. La sintesi di chi lotta perché quella strada sia ampliata: “L’integrata è rivolta a migliorare le potenzialità terapeutiche con farmaci sempre più efficaci e intelligenti. Finalità fondamentale, offrire al paziente la garanzia di vivere una vita decorosa e dignitosa. Opportunità che può giungere attraverso un’integrazione tra la medicina accademica con quella tradizionale e complementare”.
Il vescovo Anselmi protettore del salame di Sant’Olcese
articolo di redazione, postato il 29 Ottobre 2016
Monsignor Nicolò Anselmi, vescovo ausiliare di Genova. È stato proprio l’ex parroco di Rimessa, il nome più illustre del protettorato del salame 2016 ossia la cerimonia gastronomica nonché mondana organizzata ogni autunno da Andrea Pedemonte Cabella. Un pomeriggio di festa all’insegna della salvaguardia del prodotto principe di Sant’Olcese. Tutto con un corteo che scatta dal negozio fino all’oratorio. Qui con il sottofondo dell’organo governato sapientemente dal maestro Sorrenti, l’apice dell’evento. Ogni partecipante in rigoroso abito scuro abbinato a cravatta rosso sangue, al pari del calzino, promette fedeltà e promozione nei confronti della prelibatezza d’alta Valpolcevera. I più solerti ricevono pure il bastone del mandriano, simbolo di grande fiducia del padrone di casa. Oltre la guida della chiesa genovese, presenti pure imprenditori del calibro di Stefano Messina, Giovanni Mondini o politici come Emanuele Piazza. “Non solo patrizi” sottolinea Andrea Pedemonte Cabella. C’è appunto il vescovo: “Un’occasione per incontrare tanti amici di università e mettere al centro l’importanza del lavoro seppur con un po’ di ironia”. La stessa usata dal protettore numero uno e dal concorrente Federico Parodi, assistito dalla figlia Emanuela durante una fortunata trasmissione di Primocanale. All’auspicio rivolto ai due salumifici dall’assessore Simona Lottici per un’unica sagra del salame, risposta secca: “Facciamola, ma scriviamone la provenienza”.
Ultimo aggiornamento in data 29 Ottobre 2016
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