Bimestrale di cultura, politica e umanità varia di Valpolcevera e Vallescrivia
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Numero 75 di Qui e non solo dintorni
articolo di redazione, postato il 1 Novembre 2017
Speranza, ma concreta. È il sentimento che lascia il numero autunnale di Qui. Non solo perché protagonista della copertina sono i giovani. La fiducia viene trasmessa da pagine che raccontano una vitalità valligiana ultra generazionale. Le criticità non sono messe da parte, ampi articoli ne approfondiscono cause ed eventuali soluzioni. Tuttavia, non c’è più bisogno di piagnistei. C’è necessità di grinta ed entusiasmo. Sono gli ingredienti che regala l’edizione numero 75 del bimestrale legato a Valpolcevera e Vallescrivia attraverso i colori che contraddistinguono la leggenda per argomenti. Due terre spesso maltrattate dalla politica e tenute in conto soltanto come serbatoio elettorale. Ai politici, l’appello più forte: “Imparate da queste storie, non buttate al vento la generosità di ragazzi innamorati dei loro paesi”.       
L'editoriale
articolo di Gilberto Volpara, postato il 1 Novembre 2017
Una fissazione? No, la semplice dimostrazione che i giovani e la terra da queste parti sono ancora vivi. Ben inteso, solo grazie alla loro tenacia. In fondo, servirebbero solo un po’ meno regole inutili della paludosa burocrazia e qualche agevolazione in più da una politica ancora troppo lontana rispetto a giovani da copertina. A inizio estate, sulla prima pagina di Qui approdò il diciassettenne Mattia da Savignone: “Vorrei fare l’allevatore, ma senza una famiglia alle spalle è impensabile trovare i soldi per un caseificio”. Ora, la magnifica immagine di una coppia ventenne: “I genitori ci aiutano, ma non siamo ricchi e oggi neanche un euro pubblico è entrato nelle nostre stalle”. Grazie di cuore a chi si riempie la bocca con agricoltura, allevamento e territorio. Al diavolo. Per ora, almeno, vincono i ragazzi. Qui punta sulle loro storie vere, quelle di fatica e limpidezza. Lo fa nuovamente con il colore viola in evidenza, la tonalità dei giovani nella leggenda del bimestrale. A rinforzare la vivacità di due vallate costellate da ataviche problematiche, che nessuno dimentica, c’è poi il resto dei protagonisti under 30: una collezione d’entroterra su esempi di generazione della concretezza. Ecco il numero d’autunno, un’edizione fresca come non mai che però non rottama i nonni. La dimostrazione? Il giovanotto della pagina accanto. Appuntamento alla vigilia di Natale.
Bucci tra funivie e dighe: “Troppi spazi dimenticati”
articolo di redazione, postato il 1 Novembre 2017
Bucci tra funivie e dighe: “Troppi spazi dimenticati” La difesa dell’operazione Sbarazzo, il sogno di una funivia tra Ponte Parodi e Forte Begato, la demolizione della Diga e uno sguardo più ampio sulla Vallescrivia in qualità di sindaco di Città Metropolitana: “Collaborazione e ampia fiducia nei consiglieri locali, rapido passaggio delle principali strade provinciali ad Anas”. Linee di Marco Bucci dopo 150 giorni di mandato. Il motto resta all’inglese: “Think global about localy ossia pensa globalmente a livello locale”.

L’ultimo numero di Qui ha riportato l’osservazione che ogni criticità cittadina continua a essere scaricata in Valpolcevera. Ultimo caso il Mercato dello Sbarazzo.

“Non sono d’accordo. La vergogna di corso Quadrio doveva sparire e io ho chiesto soluzioni. Se fosse giunta una sede nel Porto Antico non l’avremmo presa in considerazione perché lì c’è una forte vocazione turistica. Tra le opportunità c’è stata quella di San Quirico, oggi presenze nonché riscontri sono positivi con trend in crescita”.

Innegabile però che il mercato dei Fiori sia un sito già in sofferenza. Ha in mente un rilancio?

“Non sarà una cosa immediata, tuttavia, immagino una sinergia tra fiori e frutta. La società Sgm del mercato di Bolzaneto sta compiendo un grande lavoro riguardante anche la logistica, fondamentale perché quell’area possa trovare sostentamento”.

Le promesse non mantenute per il rilancio del quartiere di Begato si sprecano. Quale la sua visione?

“Garantire subito il massimo di sicurezza, illuminazione e pulizia. Poi, all’interno di una rivisitazione globale del piano casa genovese, la volontà mira al reperimento di finanziamenti perché l’intera Diga sia abbattuta”.

Quale la sua priorità per le delegazioni di valle?

“Parcheggi di interscambio e miglioramento del trasporto locale. Poi, lì esistono un milione e mezzo di metri quadrati improduttivi. Non è roba da poco”.

Gianni Crivello ha giudicato grave che una città come Genova non abbia un assessore alla protezione civile.

“Basta sciocchezze. I regolamenti impongono un limite di 11 assessori e ritengo non sia positivo infarcire un singolo di infinte deleghe. Dunque, ho scelto l’affiancamento di alcuni consiglieri su argomenti delicati. La protezione civile è tra questi, ma non certo perché ritenuta di importanza secondaria”.
Un pezzo di Nobel a Pedemonte con Diego Bersanetti
articolo di redazione, postato il 1 Novembre 2017
Cresciuto e residente a Serra Riccò, il trentatreenne Diego Bersanetti è parte della squadra europea che ha contribuito alla vittoria del Premio Nobel per la fisica assegnato a Rainer Weiss, Barry Barish e Kip Thorne. Gli scienziati hanno ottenuto il riconoscimento più ambito grazie a un ruolo fondamentale nello sviluppo e nelle ricerche legate all’interferometro laser LIGO: un progetto inerente lo studio delle onde gravitazionali che coinvolge oltre 1000 ricercatori provenienti da più di 20 paesi. I vincitori hanno studiato per quasi 40 anni affinché diventasse possibile la prima osservazione delle stesse onde avvenuta il 14 settembre 2015 e annunciata nel febbraio dell’anno seguente. Un lavoro di squadra internazionale in cui non è mancata la componente italiana. Epicentro della ricerca, Pisa. Qui ha operato l’antenna Virgo realizzata sotto la guida di Adalberto Giazotto. Tra i meriti della tecnologia tricolore, la raccolta della quarta onda gravitazionale che ha permesso la comprensione dell’origine con la possibilità d’investigazione mediante altri strumenti. Virgo ha partecipato anche alla quinta, la prima rivelazione di un sistema binario di stelle di neutroni, coadiuvato da 70 telescopi. Diego Bersanetti da Pedemonte ricercatore dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare opera in quel gruppo: “Aver dato un piccolo contributo personale a un’ipotesi di Albert Einstein mai dimostrata per decenni resta una gioia straordinaria”. Un grande orgoglio anche per la sua terra che oggi, il fisico, vive in maniera marginale proprio perché la scienza lo conduce spesso in Toscana: “Un simile traguardo ripaga di tanti sacrifici. Fare ricerca in Italia significa essere testardi. Vai avanti con assegni annuali che non ti consentono mutui in banca. Un peccato perché nel nostro paese restano potenzialità enormi. L’ultimo risultato certifica ancora una volta questa straordinaria qualità”.       
Politica e sponsor pro fusione, contro il mito Ottoboni
articolo di redazione, postato il 1 Novembre 2017
Quando un articolo scontenta tutti è spesso sinonimo di buon pezzo al servizio di nessuno. L’ultimo numero di Qui ha creato dibattito. Il tema riguardava il progetto di fusione calcistica tra Isola, Ronco e Busalla. Favorevole la maggioranza della dirigenza dei primi due sodalizi, contraria la gran parte di società d’Eccellenza. A distanza di due mesi, Qui va in profondità. Se l’attuale presidente del Busalla, Cosimo Nano, certificava come scontata la fuga degli sponsor in caso di fusione, ora, giunge la prima smentita. Interpellati, i vertici di Iplom premettono che la recente crisi ha ridotto i budget: “Ma se condivisa, ogni sinergia resta benvenuta”. Analoga posizione del presidente onorario, Giampiero Mondini: “Collaborazione come futuro seppur con grandi difficoltà. Le scelte, però, devono essere dei dirigenti”. Più netto, l’assessore allo sport busallese, Fabrizio Fazzari: “Grande ammirazione per il progetto Vallescrivia, strada di successo. Personalmente, sogno una polisportiva”. Se il sindaco Loris Maieron non scioglie le riserve, chi mostra contrarietà è lo storico presidente Nicolò Aloi: “Attualmente non ci sono i presupposti. La storia del Busalla non va cancellata. Spero in una maggiore collaborazione con il settore giovanile Vallescrivia. L’ambizione dei pro fusione è una squadra da serie D, ma senza giocatori del posto non fai spettatori. Il recente pienone per Crocefieschi-Montoggio di terza categoria dimostra che il campanilismo resta una forza”. Analoga la visione della bandiera Roberto Ottoboni, neo dirigente busallese: “Una forzatura”. E Mirco Cirri, patron dell’Isolese, tra i più convinti sostenitori del progetto, allora si arrende? “No, aspetto. L’unica società con un futuro è il Vallescrivia perché organizzata. Le altre tre sono destinate alla morte”.
Ultimo aggiornamento in data 1 Novembre 2017
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